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CdS-Insigne, così il filo con il Napoli può spezzarsi dopo 11 anni

Ancora nessun appuntamento con il presidente De Laurentiis: la trattativa non sarà semplice

di Antonio Giordano

Sembra ieri e invece no: sono scappati via undici anni dal giorno del debutto, Livorno, il vecchio “Ardenza”, prima di mettersi in viaggio e cominciare a cercare dentro se stesso, passando dalla Cavese al Foggia e infine al Pescara, il senso pieno d’uno scugnizzo. E ora che ci sono 397 partite, 109 gol, 85 assist e soltanto altri 371 giorni di Napoli nell’orizzonte di Insigne, c’è una fitta nebbia nella quale diventa complicato riuscire ad infilarci la testa per capirci qualcosa che non sia strategia delle parti. Perché il sospetto che si possa arrivare alle ultime recite si diffonde in quel silenzio che resiste da un bel po’, da quando, per esempio, tra le porticine socchiuse di Castel Volturno s’è intrufolata l’idea del Napoli e di Adl, che per fronteggiare la crisi del passato e anticipare quella del futuro, ancora senza Champions, prenderà le forbici e taglierà qua e là tra le siepi e la pineta: i cinque milioni che Lorenzo Insigne guadagna dal 2018, al secondo posto – alle spalle di Koulibaly – nella classifica del monte ingaggi, rappresentano per chi dà di conto in società un peso difficilmente sopportabile, e dalla bolla della sofferenza economica è emersa la tentazione di ridimensionare d’un 30% dove si può. I cinque milioni diventerebbero tre e mezzo, quindi. (…)

 

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