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CdS-Maradona, la perizia: “Ha cominciato a morire 12 ore prima”

Secondo gli esperti convocati dalla Procura Generale di San Isidro l’ex Pibe de Oro non sarebbe stato “adeguatamente monitorato”

Le azioni del team sanitario che si è preso cura di Diego Armando Maradona sono state inadeguate, carenti e avventate. È stato lasciato a se stesso“. Queste sarebbero le dichiarazioni degli esperti ufficiali convocati dalla Procura Generale di San Isidro, che stanno indagando sulla morte dell’ex Pibe de Oro. Le conclusioni si dividerebbero in 13 punti e la relazione sarebbe stata inviata oggi agli specialisti convocati dalle parti che partecipano alla commissione medica. Il procuratore generale di San Isidro, John Broyad, coordina una squadra speciale di investigatori composta dai suoi due vice, Iribarren e Patricio Ferrari, e dal procuratore di Benavidez Laura Capra. L’obiettivo è quello di determinare se ci sia un crimine, da parte del neurochirurgo Leopoldo Luque e della psichiatra Agustina Cosachov, alla base della morte di Maradona, avvenuta lo scorso 25 novembre. Tra gli imputati ci sono anche lo psicologo Carlos Díaz, l’infermiera Dahiana Gisela Madrid, l’infermiera Ricardo Almirón, la dottoressa coordinatrice Nancy Forlini e il coordinatore degli infermieri Mariano Perroni.

“Maradona poteva sopravvivere”

Sebbene sia controfattuale affermare che Maradona non sarebbe morto se fosse stato adeguatamente ricoverato, tenuto conto della situazione documentata nei giorni precedenti la sua morte, in un centro sanitario polivalente che riceve cure secondo buone pratiche mediche, concordiamo sul fatto che avrebbe avuto maggiori possibilità di sopravvivenza“, sarebbe l’affermazione degli esperti ufficiali contenuta nel punto 1 delle conclusioni, che aggiungono: “Maradona ha cominciato a morire almeno 12 ore prima delle 12:30 del 25 novembre scorso. Ha presentato segni inequivocabili di un periodo agonizzante prolungato, motivo per cui concludiamo che il paziente non è stato adeguatamente controllato dalle 0.30 del mattino del giorno della sua morte“. Così invece al punto 13: “Si può dedurre dai documenti che sono stati analizzati da questa Commissione Medica Interdisciplinare, che l’equipe medica curante si è resa responsabile della morte del paziente, dimostrandosi assolutamente indifferente alla situazione, non modificando i comportamenti e il piano medico-sanitario, mantenendo le suddette dannose omissioni ed abbandonando al caso lo stato di salute del paziente“.

“Maradona non è stato adeguatamente monitorato”

L’assistenza infermieristica durante la permanenza nella casa di Tigre, dopo aver lasciato la Clinica Olivos, è afflitta da carenze e irregolarità. A Maradona non sono stati prestate le cure e l’assistenza corrette da parte del personale medico-infermieristico né nei tempi né nella forma adeguata, come dettato dalle norme di buona pratica. Non ci sono registrazioni di cure psicologiche a casa“, affermano invece in merito all’ammissione domiciliare alla casa del quartiere San Andrés. I rappresentanti della Procura della Repubblica di San Isidro hanno incaricato gli esperti ufficiali di rispondere a 24 domande su temi legati alla salute di Maradona. La domanda 21 riguardava se “secondo gli elementi del verbale, la condotta svolta dalle persone presenti il ??25 novembre 2020 – quando si è manifestata la condizione critica della vittima – era conforme ai protocolli e alla buona arte di guarigione” e la risposta è stata che “non c’erano né gli elementi né le persone addestrate per eseguire la RCP avanzata, né le manovre sono state avviate con la velocità necessaria. Cosachov si bloccò ai piedi del letto. Dall’arrivo del chirurgo plastico Colin Campbell, residente del luogo, è proprio questi che comanda la rianimazione fino all’arrivo dei servizi mobili di emergenza. Da quel momento consideriamo corretta l’azione, tenendo conto delle capacità e della disponibilità degli elementi che erano a disposizione“.

“L’équipe medica non ha indagato sulle condizioni cliniche di Maradona”

Nella domanda successiva, i pubblici ministeri hanno chiesto se “secondo i registri del verbale, l’équipe sanitaria incaricata ha effettuato un protocollo di follow-up diagnostico, terapeutico ed esaustivo per la vittima“. Anche qui, la risposta lascia poco spazio ai dubbi: “L’équipe medica curante doveva analizzare, attraverso studi complementari, con il massimo rigore scientifico, i cambiamenti riguardanti la morfologia del corpo del paziente rispetto alle sue abitudini (ritmo del sonno, umore, difficoltà di movimento e agitazione). È impossibile ignorare le discrepanze tra le registrazioni, le dichiarazioni, l’evoluzione clinica e i risultati dell’autopsia poiché le cause dello scompenso del paziente non sono mai state registrate, motivo per cui il paziente non è stato trattato o adeguatamente controllato e l’evento finale, che non è stato rilevato, ne ha causato la morte“.

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